dalla saggezza millenaria
indicazioni efficaci per la nostra vita quotidiana

In un mondo troppo complesso, disagio e smarrimento aumentano e toccano chiunque. Un passaggio di vita tormentato, un nodo esistenziale, le conseguenze di un dramma privato. Tanti scogli ormai comuni a molti, e sempre più difficili da affrontare. Il Counseling a orientamento umanistico-esistenziale può aiutarti a riacquistare chiarezza interiore e un percorso di vita praticabile. Con il sostegno di esperti counselor di lunga esperienza e ricerca nelle tradizioni della saggezza occidentale e orientale.

riscopri nuovi atteggiamenti e significati
per riprendere in mano la tua vita

frammenti and tessere di comunità01 May 2012 07:15 pm

Il Primo Maggio sembra ormai solo il giorno di un evento musicale da seguire alla televisione, senza capire esattamente cosa si celebri, in una società polverizzata, indebolita, antisolidale. Oggi – ironia della sorte – si festeggia il giorno dei lavoratori lavorando; in un circolo antropofago autolesionista s’è secolarizzata la sacralità del lavoro per oggettiva perdita della classe clericale, che teneva vivo il culto. Il proletariato, e la sua vitalità di soggetto sociale, è desaparecido. Ciò che resta, e accresce le fila sempre più, è un sottoproletariato straccione e sperduto, troppo simile a quello della mia infanzia, che si barcamena in un mondo del lavoro precarizzato e ferino, che non ha più voglia di festeggiare, perché non possiede nulla, perché è fatto di schiavi senza diritti, nuda vita alla mercé di negrieri finanziari, loro sì davvero internazionalizzati. Il rosseggiare che si vede all’orizzonte non è il sol dell’avvenire, è il tramonto del sogno collettivo.
Temo il buio a venire, temo il gelo.

tratto dall’articolo di G. Biondillo http://www.doppiozero.com/materiali/speciali/primo-maggio-la-classe-operaia-e-andata-pensione

biopotere and etica e giustizia13 Apr 2012 11:25 pm

Mi colpisce di autentico stupore, vedere come solo da persone tanto semplici, umili e povere venga oggi il linguaggio della verità.

Scopro adesso che Arnaldo Cestaro, un robivecchi di 72 anni, che prende la pensione sociale, ha il coraggio di continuare a denunciare il massacro della Diaz. E allo stesso tempo ha la speranza che i giovani siano pronti per cambiare qualcosa. Lui ha chiaro il coraggio e la speranza, forse perchè parla solo col cuore. Una lucidità e una coerenza tali che forse solo dal cuore si possono avere, oggi!

Domani saranno dieci anni esatti dalla mattanza alla scuola Diaz, dove i manganelli gli fratturarono un braccio, una gamba, dieci costole. Questa mattina alle 6 e 10 Arnaldo Cestaro, 72 anni, è salito sulla corriera da Agugliaro a Vicenza, per poi prendere il treno verso Genova. “Ho ancora problemi con il braccio e con la gamba – racconta – Dopo dieci anni, forse mi tocca fare la terza operazione al braccio. Ma il morale è alto”. A Genova sono in corso mille eventi per ricordare le manifestazioni finite nel sangue contro il G8: “Domani è dieci anni che la nostra polizia ha ucciso il giovane Carlo Giuliani - dice Cestaro – che abbiamo tutti nel cuore. Speriamo che riaprano i processi per lui”.

Io ero dentro la scuola Diaz, ero il più vecchio, il primo vicino alla porta, ho visto entrare la polizia in maniera criminale – racconta Cestaro – A me hanno rotto un braccio una gamba dieci costole e la testa come una palla. Ho visto ragazzi che chiamavano la mamma in italiano, tedesco, francese. Non si possono dimenticare queste cose. Dopo mi hanno portato all’ospedale Galliera di Genova, otto giorni di prognosi. Lì ho conosciuto Lorenzo Guadagnucci, all’ospedale, il giornalista che allora lavorava al Resto del Carlino. Un bravo ragazzo, ha scritto il libro ‘Noi della Diaz’”.
Dopo quella notte di sangue, Armando Cestaro ha testimoniato al processo contro i poliziotti autori della mattanza. “Quella sera che gli hanno assolti ho gridato per primo: Vergogna!

frammenti and lavoro postmoderno20 Mar 2012 07:54 pm

se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo é privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra.

Primo Levi

saperi e decrescita06 Feb 2012 02:52 pm

di Giulietto Chiesa

Ho visto, e sperimentato di persona, cosa può produrre una, tutto sommato banale, nevicata, in un tutto sommato ancora (per poco), paese industriale “avanzato”. Al di là dei soliti lai dei mass media, che lasciano il tempo che trovano, mi sono trovato a riflettere, in un treno ad alta velocitàfermo in mezzo alla neve, sulla fragilità delle nostre società. Riflessione stimolata da un articolo sulFatto, di quel giorno, a firma Massimo Fini, che a sua volta rifletteva su un elemento correlato: la perdita progressiva della nostra manualità umana.

Non siamo più capaci di fare niente con le nostre mani. Non siamo più capaci di praticare l’agricoltura. Il pollice è diventato dominante, quanto a trepestare sui tasti del cellulare, ma la mano non riceve più dal cervello ordini sensati che non siano quelli di usare coltello e forchetta.
Ho pensato che le nostre società sono diventate così complesse e costose, che se dovessimo essere costretti, da qualche imprevisto, a rinunciare collettivamente all’energia elettrica per più di tre giorni le nostre società cadrebbero nel panico e i morti si conterebbero non più a decine ma a centinaia di migliaia.

Complesse e costose. Abbiamo scelto l’alta velocità (lasciamo pure perdere la Val di Susa, dove la scelta è talmente insensata che non varrebbe nemmeno più la pena di parlarne se non fosse che il governo ha militarizzato, per farla, trenta comuni) senza nemmeno renderci conto che, più veloci andiamo, più quelle stesse macchine (e tutto il complicatissimo e costoso meccanismo che le fa muovere)  diventano fragili come il vetro. Treni e scambi e rotaie, che potrebbero benissimo funzionare in condizioni di velocità tradizionali, diventano improvvisamente inabili a fronteggiare situazioni di emergenza, con il risultato che, invece di andare più veloci, restiamo fermi.

Il tutto di fronte alla prospettiva, serissima, che proprio ciò aumenta la probabilità di accadere nell’arco breve delle nostre vite. La crisi energetica, che facciamo tutti finta di non vedere, è appena dietro l’angolo. Le implicazioni che comporterà – sottolineo: nell’arco della vita nostra e dei nostri figli – saranno gigantesche.

Ma noi continuiamo a andare avanti, come dei dementi senza destino, a costruire complessità, facendo terra bruciata dietro le nostre spalle. Cioè facendo terra bruciata davanti al futuro dei nostri figli. Quando parli di “decrescita” sorgono rabbiose le urla degli sviluppisti a tutti i costi. E il governo dei tecnici, che ci sgoverna come il precedente governo dei puttanieri e dei ladri, ci promette ancora “crescita”.

Prima ancora di dire a Mario Monti che è un bugiardo, perché promette una crescita che non ci sarà, gli darei dell’irresponsabile. Gli direi: caro Monti, lei ci sta minacciando, con la sua crescita. Non la vogliamo la sua crescita. Vorremmo re-imparare a fare crescere i pomodori e le patate, perché sta venendo il tempo in cui non le troveremo più nel negozio sotto casa.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/05/riflessioni-attorno-alla-nevicata-2/189240/

beni comuni and etica e sapere and lavoro postmoderno25 Jan 2012 12:21 am

Mi piace spesso il blog di Gilioli. Ma questo flash di impressione soggettiva è speciale, amaro, denso di verità esistenziale, quella che deriva dall’esperienza diretta, che ti cambia e ti fa acquisire un’antica saggezza, oggi ormai dimenticata, la phronesis. La prudenza, la saggezza pratica che ci fa conquistare tutt’a un tratto, comprensione circa gli autentici valori dell’esistenza, che mai potrebbe risultare da un calcolo strategico o da una valutazione argomentativa.
E troviamo ancora un altro merito, forse maggiore di questi tempi: la confessione che da un momento di difficoltà si può e si deve imparare più che dai momenti di successo. Perchè anche altri non debbano conoscere quella sconfitta, qulla perdita di dignità.

Forse è tempo che del tema lavoro, di quale sia il suo significato, se ne occupino altri che non siano economisti. Perchè il lavoro, ben più che un diritto astratto, è tutt’altro che qualcosa di economico.

Un giorno sono stato licenziato anch’io. Era il giorno in cui compivo quarant’anni.

Avevo passato i precedenti sedici lavorando come un pazzo tutto il giorno – e spesso anche la  notte, spesso anche nei week end. All’improvviso mi ritrovavo in casa a guardare il soffitto. O ai giardinetti, a tentare di leggere un’inutile mazzetta dei quotidiani.
Per me – ero fortunato – non era tanto una questione di soldi: venivo da una posizione di privilegio, da un ottimo stipendio e da una buonuscita ancora migliore.
Era invece soprattutto una questione di testa, di senso, di autostima: e come ti guardano male, a Milano, se sei un uomo in età lavorativa che pascola al parchetto con il passo lento di chi non ha niente da fare.
Non è stato facilissimo, a quarant’anni, rimettersi a questuare collaborazioni e a sperare che fossero pagate. Si scopre quanto fa male un telefono che non squilla o una mail a cui nessuno risponde. Magari ci si mette pure a comprare quei giornali dove ci sono gli annunci di lavoro – e a frequentare gli agghiaccianti siti pieni di call center in cerca di schiavi.
Credo di aver conosciuto, anche se fortunatamente per poco tempo, l’umiliazione di chi ha perso. Di chi si sente fuori, escluso, finito.
Ecco: di tutto quello che mi è successo dieci anni fa, a parte qualche incubo notturno, mi è rimasta la convinzione d’acciaio che nessuno debba essere sbattuto per strada a far niente, ignorato dal mondo che intanto va avanti.
Se non ha fatto nulla di male, s’intende.
Forse è una convinzione utopistica, forse fa a pugni con il radioso destino del capitalismo impalpabile.
Ma se ci sei passato, sai cosa vuol dire.
E  qualcosa ti resta, dentro, quando ti trovi a discutere di questo fottutissimo tema.

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/01/24/larticolo-18-molto-in-soggettiva/

etica e giustizia18 Jan 2012 07:40 pm

un’intuizione di Telese: se la Concordia è l’emblema del crollo italiano, la reazione dell’autorità marittima potrebbe essere la riscossa dello Stato contro il Mercato!

Vadabbordocazzo!”, infine, è un’altra immagine importante, la rottura di un altro falso stereotipo che in questi anni ci è stato propinato come verità di fede: è lo Stato che è più serio del Mercato, il decoro dell’istituzione marina contro la flottiglia low cost per abbattere le spese. É il richiamo alla regola, contro l’ubriacatura dell’arbitrio. Molti dicono: ma De Falco sapeva di essere registrato. È vero, ovviamente, ed è lui stesso che lo comunica al comandante della Concordia. Eppure non è l’imprecazione che rende bello quel documento, ma l’investigazione: l’uomo della Capitaneria (e questa è la parte più interessante del suo racconto) usa l’autorità per far cadere il castello di bugie. Non si fa abbindolare. Ce n’è in questo paese, di finti capitani, coraggiosi quasi mai, che dovrebbero scendere dalle scialuppe e obbedire a quell’ordine perentorio: “Percorra in senso inverso le scale di biscaggina!”. Il senso inverso – ovviamente – alla rotta della fuga.

dal blog di Luca Telese

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/vadabbordocazzo/184574/

memoria e presente and spazio pubblico16 Jan 2012 03:00 am

di Alessandra Daniele
fonte : http://www.carmillaonline.com/archives/2012/01/004162print.html

Prima ancora della Guardia Costiera, per il naufragio della Costa Concordia si sono allertati i coreuti della Metafora Unica: ”anche l’Italia affonda, anche l’Italia è come il Titanic”.
In realtà, l’Italia non è affatto come il Titanic.
Ha superato quello stadio da tempo. Negli ultimi dieci anni è stata il Poseidon, un bastimento già affondato, sventrato e capovolto, pieno di cadaveri fluttuanti e avanzi di veglione marinati nelle acque fangose. Oggi è la Nostromo.
L’astronave di ”Alien”.
Ciò che attraversa non è più il mare, ma lo spazio oscuro, gelido e vuoto. Alla sua guida non c’è più un capitano cialtrone, ma un computer.
E’ significativo il fatto che la meccanicità robotica di Monti sia stata immediatamente riconosciuta da tutti come tale. Appena all’inizio del suo primo discorso ufficiale, sui social network già spuntavano molti di quei paragoni coi Borg e Hal 9000 che sono ormai diventati mainstream. Il Velo di Maya, la cortina d’illusioni che ci nasconde la vera natura delle cose, si sta assottigliando? Se adesso riesce a vederci attraverso anche Crozza, dev’essere diventata trasparente come il cellophane, almeno a tratti.
Il governo Monti però non è come Hal 9000, un computer ribelle. Anzi, sta eseguendo il suo programma con tutta la precisione che le circostanze gli consentono.
Spoiler: in ”Alien”, la vera missione dell’astronave Nostromo, nota solo al computer e all’androide di bordo, è proprio raccogliere e preservare il micidiale parassita che la Compagnia intende sfruttare come arma biologica. L’equipaggio è considerato expendable, sacrificabile.
Spoiler: è inutile continuare a chiedere al governo Monti di colpire i ricchi parassiti, di far pagare la crisi a quelli che l’hanno causata, perché la sua missione è quella opposta: preservarli, proteggerli, fargli attraversare indenni questo spazio, nutrendoli con i sacrificabili, cioè noi.
Gli italiani ”spendibili”, i lavoratori più o meno precari, i pensionati, e tutti coloro sui quali questo governo (non meno del precedente) intende appunto ”fare cassa”, per salvare altri italiani dalla crisi, così come il Parlamento (che è ancora lo stesso) li salva dalla galera.
È ingiusto equipararli ai mostruosi alieni della saga sf? Lo è verso gli alieni. Infatti, come sottolinea Ripley nel primo dei sequel, ”Aliens”, gli alieni non sbranano i loro simili per denaro.

crescita personale and educazione globale11 Jan 2012 01:32 pm

Infermiera rivela i 5 principali rimpianti che le persone hanno, quando sono in punto di morte.


Ho lavorato per molti anni nelle cure palliative. I miei pazienti erano quelli che erano andati a casa a morire. Abbiamo passato assieme dei momenti assolutamente speciali. Stavo con loro per le ultime settimane, tra 3 e 12, delle loro vite. Le persone crescono molto, quando si confrontano con la propria caducità.

Ho imparato a non sottovalutare mai la capacità di crescita delle persone. Alcuni cambiamenti sono stati fenomenali. Ognuno ha provato varie emozioni: come ci si poteva aspettare, rifiuto, paura, rabbia, rimorso, ancora più rifiuto, e, alla fine, accettazione. Tuttavia, ogni paziente ha trovato la propria pace, prima di andarsene; ognuno di loro.

Quando venne loro chiesto se avessero dei rimpianti, o se ci fosse qualcosa che avrebbero fatto in maniera diversa, vennero a galla ripetutamente dei temi comuni. Ecco i 5 più comuni:

1. Vorrei aver vissuto la mia vita senza tradire me stesso, e non la vita che gli altri si aspettavano da me. Questo è stato il rimpianto più comune tra tutti. Quando la gente capisce che la vita sta volgendo al termine, e la osserva chiaramente a ritroso, è facile vedere quanti sogni non sono stati realizzati. La maggioranza delle persone non aveva onorato nemmeno la metà dei propri sogni, e doveva morire sapendo che ciò era dovuto alle scelte che aveva, o che non aveva fatto.

E’ molto importante cercare di onorare almeno alcuni dei tuoi sogni, lungo il percorso. Dal momento in cui perdi la salute, è troppo tardi. La salute porta con sé una libertà di cui pochissimi si rendono conto, fino a che non ce l’hanno più.

2. Vorrei non aver lavorato così duramente. Questo è stato detto da ogni paziente maschio che ho curato. Si sono persi la gioventù dei propri figli e la compagnia della propria partner. Anche le donne hanno parlato di questo rimpianto. Ma, poiché la maggior parte di esse appartenenva ad una generazione più vecchia, molte delle pazienti di sesso femminile non erano state le responsabili del mantenimento della famiglia. Tutti gli uomini che ho curato hanno rimpianto profondamente di aver trascorso così tanto tempo della loro vita dedicandosi ad un lavoro gravoso.

Semplificando il tuo stile di vita, ed effettuando scelte coscienti lungo il percorso, è possibile non aver bisogno delle entrate di cui pensi di aver bisogno. E creando più spazio nella tua vita, diventi più felice e più aperto a nuove opportunità, più adatte al tuo nuovo stile di vita.

3. Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere le mie emozioni. Molte persone hanno soppresso le proprie emozioni per mantenere la pace con gli altri. Come risultato, si sono adattati ad un’esistenza mediocre, e non sono mai diventati chi sarebbero stati veramente capaci di diventare. Molti, come risultato, hanno sviluppato malattie collegate all’amarezza ed al risentimento che si portavano appresso.

Non possiamo controllare le reazioni degli altri. Comunque, anche se le persone potrebbero reagire quando cambi il modo in cui sei, parlando onestamente, alla fine ciò innalza la relazione ad un livello nuovo, e più sano. O comporta ciò, oppure fa scomparire la relazione malsana dalla tua vita. In ogni modo, tu ci guadagni.

4. Vorrei essere rimasto in contatto con i miei amici. Spesso, le persone non capivano veramente i pieni benefici dei vecchi amici, fino alle loro ultime settimane, e non sempre era possibile ritrovarli. Molti erano diventati così presi dalle loro vite che, col trascorrere degli anni, avevano lasciato scivolar via delle amicizie splendide. C’erano profondi rimpianti per non aver dato alle amicizie il tempo e l’impegno che meritavano. A tutti mancano i propri amici, in punto di morte.

E’ comune per chiunque abbia una vita piena d’impegni lasciar scivolare via le amicizie. Ma quando ti confronti con la tua morte imminente, i dettagli fisici della vita crollano. Le persone vogliono mettere ordine tra i propri affari finanziari, se possibile. Ma non sono il denaro o lo status sociale ad avere veramente importanza, per loro. Vogliono mettere le cose in ordine più per il beneficio di coloro che amano. Spesso, tuttavia, sono troppo malati ed esausti per riuscire anche solamente a gestire questo impegno. Alla fine, tutto si riduce all’amore e alle relazioni. Questo è tutto ciò che rimane nelle ultime settimane: amore e relazioni.

5. Vorrei essermi permesso di essere più felice.
Questo è sorprendentemente comune. Molti non avevano capito, fino alla fine, che la felicità è una scelta. Erano rimasti incastrati in vecchi schemi ed abitudini. Il cosiddetto ‘comfort’ della familiarità aveva sopraffatto le loro emozioni, così come le loro vite fisiche. La paura del cambiamento aveva fatto sì che fingessero con gli altri, ed anche con sé stessi, di essere appagati. Una volta entrati profondamente all’interno del proprio cuore, desideravano ridere di gusto, e riportare nelle proprie vite la leggerezza.
Quando sei sul tuo letto di morte, ciò che pensano gli altri è ad anni luce di distanza dai tuoi pensieri.
Quant’è meraviglioso essere in grado di lasciarsi andare e sorridere ancora, molto tempo prima di morire.

La vita è una scelta. E’ la TUA vita. Scegli consciamente, scegli saggiamente, scegli onestamente. Scegli la felicità.

etica e sapere and media e politica26 Dec 2011 04:33 pm

Dieci, cento, mille Giorgio Bocca, e il giornalismo sarebbe giornalismo, e l’Italia sarebbe un Paese finalmente civile di giustizia e libertà. Sarebbe un’altra Italia, quella che il suo comandante Duccio Galimberti e i suoi compagni della “Repubblica partigiana” speravano di contribuire a far nascere, anche a costo della vita. Speranze che i padroni del denaro, della disinformazione e della fede hanno calpestato e calpestano, instancabilmente.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/26/179988/179988/

economia globale11 Dec 2011 02:23 pm

La risposta più comune è che l’origine della crisi dell’euro va individuata nell’irresponsabilità fiscale. In tv è un gran vociare di esperti: in assenza di tagli alla spesa pubblica, l’America finirà come la Grecia. Ma è vero quasi l’opposto. Benché i leader europei identifichino il problema nella spesa pubblica troppo alta dei Paesi debitori, la realtà è che in Europa la spesa è troppo bassa. E imporre una maggiore austerità è stata una mossa negativa, che ha peggiorato la situazione. Riassumendo. Negli anni precedenti alla crisi del 2008 in Europa, come in America, il sistema bancario era fuori controllo e il debito galoppava. In Europa, però, gran parte dei prestiti erano transfrontalieri, i fondi tedeschi finivano al sud. L’operazione veniva considerata a basso rischio.

da Paul Krugman, “L’austerità è un errore”
http://www.libreidee.org/2011/12/krugman-il-rigore-e-una-follia-la-cura-uccidera-il-malato/

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